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Rete di fab lab sostenuta da fondazione pubblico-privata con royalties su idee sviluppate

Con la pandemia Covid19 si è visto come l’ingegno sia stato fondamentale nel trovare soluzioni innovative e geniali a problemi complessi e impellenti. Esempi sono le maschere da sub di Decathlon trasformate in ventilatori ospedalieri grazie a delle valvole stampabili in 3D o gli sdoppiatori per condividere un ventilatore polmonare tra due pazienti. Queste capacità e competenze spesso vengono valorizzate e acquistano visibilità solo in situazioni eccezionali (e di solito emergenziali). 

L’obbiettivo è quindi quello di creare una rete di strutture che metta a disposizione l’ambiente adatto, tramite risorse economiche e umane, necessario a far nascere e sviluppare idee innovative. Punto cardine sarà l’incontro di persone con competenze disciplinari diverse che possano: prima far nascere idee geniali mettendo a fattor comune le loro conoscenze e valorizzando le loro differenze, e poi sviluppare e occuparsi di tutti gli aspetti di un progetto (aspetti tecnici e tecnologici, economici, di comunicazione, relazionali, …). 

L’idea è quella di creare un sistema stabile e capillare di presenza sul territorio di FAB LAB “istituzionalizzati” che consentano di sviluppare idee avvalendosi del “genio” di molti. Queste realtà metterebbero a disposizione delle comunità tecnologia e formazione. Si potrebbero realizzare progetti che facciano collaborare studenti di istituti o facoltà diverse o anche di età diverse con l’obbiettivo di proporre e sviluppare soluzioni innovative e “geniali” ai problemi che vengono man mano presentati loro. Progetti di questo genere sono già portati avanti da realtà pubbliche o private di eccellenza ma in maniera isolata e con tutte le difficoltà del caso. Una soluzione coordinata e strutturata permetterebbe di sfruttare al meglio le risorse a disposizione e mettere a fattor comune le idee, le competenze, la tecnologia. I laboratori di riferimento potrebbero essere legati al mondo delle università, luogo principe della ricerca, ma anche al mondo delle industrie e società private. 

Nel concreto il tutto potrà essere finanziato e coordinato da una fondazione pubblico privata, garantendo il riconoscimento dovuto a coloro che sviluppano le proprie idee all’interno dei laboratori e utilizzando la propria parte di guadagni derivante dai progetti di successo sostenuti per proseguire nel finanziamento e nell’ampliamento della rete delle strutture. L’idea non è quindi quella di buttare soldi a fondo perduto (formazione, sperimentazione e condivisione sarebbero già più che sufficienti a giustificare le spese) ma di valorizzare le soluzioni di successo sul mercato garantendo ritorni che rendano il progetto economicamente indipendente. 

Iacopo

24 anni, Bologna