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Ripartire dalle persone e dal territorio

Custodire l’ambiente e il paesaggio

Spazi di valorizzazione delle competenze dei giovani a favore di turismo locale

Questo periodo di paura, ansia e reclusione ci ha sicuramente insegnato molto. Forse per la prima volta siamo stati costretti a mettere in discussione la scienza e l’economia, le due grandi Verità assolute della nostra epoca, e ci sentiamo preda di un’instabilità aggravata dall’incapacità di definire i tempi di questa crisi oramai mondiale.

Tuttavia, ci siamo anche resi conto che possiamo affrontare limiti e limitazioni che probabilmente mai avremmo immaginato. Siamo stati capaci di distrarci e reinventarci ricominciando a fare il pane, a prenderci cura dei nostri affetti e delle nostre abitazioni.

Abbiamo capito che la “persona” merita il primo posto.
Ora è arrivato il momento di mettersi in gioco anche al di fuori delle mura domestiche. Leggiamo sui giornali che “niente sarà più come prima” e ci chiediamo se questo, in fondo, non possa essere un vantaggio anziché un messaggio apocalittico.
Io credo che dovremmo ricominciare proprio dalle persone. Troppe volte considerate solo come capitale di cui servirsi, esse dovrebbero invece essere valorizzate in virtù delle loro specifiche competenze. Mai come oggi risulta essere chiaro il valore della ricerca e dello studio, indispensabili per non farci cogliere impreparati anche dalle crisi che il futuro potrebbe riservarci.

La seconda parola chiave sarà poi “territorio”. Se le persone fossero poste in condizione di mettere a disposizione le loro specifiche conoscenze e competenze spendendole per il proprio territorio, si creerebbe un circolo virtuoso e sostenibile, dove anche i giovani avrebbero la possibilità di trovare uno spazio in cui il sapere unito alla creatività e all’entusiasmo potrebbe dare frutti imprevedibili.
Ad esempio, le restrizioni negli spostamenti porteranno certamente ad incentivare il turismo di prossimità nei prossimi mesi. Le persone andranno alla scoperta di mete di nicchia poco battute e, forse per questo, sorprendenti. Allora perché non vedere in un limite imposto dalle circostante un’opportunità da cogliere chiamando a raccolta i giovani e offrendo loro la possibilità di mettere in comune idee e capacità, da tradurre in esperienze da vivere e da offrire?

Durante l’emergenza delle ultime settimane abbiamo visto lavoratori e studenti ingegnarsi per supportare con le loro “invenzioni” medici e strutture sanitarie. La necessità aguzza l’ingegno e questo forse la nostra generazione, nata e cresciuta nel benessere, non aveva avuto finora l’occasione di sperimentarlo.

Mi sento, quindi, di fare un appello alle istituzioni pubbliche e private perché insieme aprano spazi dove le competenze tecnologiche e scientifiche, ma anche artistiche, relazionali e educative, possano dare ai giovani la possibilità di contribuire alla gestione di un territorio che più è vissuto e più è tutelato.

Chiara

26 anni, Borgo San Giacomo - Brescia