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Specchio AR per produzione tessile su misura

Dopo la presentazione della Fase2 mi è capitato di incrociare video di proprietari di negozi di abbigliamento che evidenziavanol’insostenibilità economica di sanificare ogni capo e il camerino dopo la prova.

Allo stesso tempo evitare ai clienti di provare i capi primadi acquistarli non li differenzierebbe più dalla vendita online, che ha già dalla sua vantaggi in termini di costi, varietà e comodità.

A questo problema, si aggiunge quello legato alla sostenibilità del settore tessile che è già noto da tempo. Non è sufficiente soloriciclare (!), ma è necessario produrre e consumare meno. L’emergenza Covid19 e la rivoluzione culturale che ne può scaturire potràrappresentare un acceleratore verso una migliore difesa dell’ambiente adottando una vera green economy.

L’obbiettivo è quindi quello di modificare l’attuale sistema di produzione e vendita al dettaglio di capi di abbigliamento in modo dadare una risposta nell’immediato al problema sopra accennato e consentire nel medio-lungo periodo di creare un nuovoparadigma a difesa dell’ambiente.

I negozi, soprattutto quelli delle grosse catene, dovrebbero puntare su una vendita on-demand e su misura.
Il consumatore si reca in negozio e utilizzando uno specchio gestito in realtà aumentata, proverà virtualmente i capi con l’aiuto diun coach (commesso specializzato); nel frattempo lo specchio in automatico prenderà anche le misure del cliente: appena la scelta dell’indumento sarà stata fatta, l’ordine verrà inviato al produttoreutilizzando il modello di industria 4.0, che consente di produrre esattamente quanto necessario; l’abito o l’indumento realizzatopotranno poi essere consegnati al punto vendita o presso l’abitazione del consumatore. Sì potrà anche dare la possibilità al cliente diaggiungere delle personalizzazioni al suo capo (tessuto, colore, fantasie, …) nel limite di quanto possibile garantendo comunque un’ottimizzazione della produzione. Un abbigliamento su misura consente di avere un capo “giusto”, di maggioresoddisfazione che evita lo spreco di acquisti fatti di impulso.

I negozi dovranno anche essere obbligati, come avviene già per gli elettrodomestici, a ritirare dell’usato finalizzato al riciclo oriuso. Ogni produttore dovrà riutilizzare le risorse derivanti dai capi ritirati prima di produrne di nuove.
I maggiori brand di abbigliamento, grazie alle risorse a loro disposizione, potrebbero essere i primi candidati all’inizio di questa nuova era.
Sfruttando gli incentivi per Industria 4.0 si potrebbe pensare a un rientro nel nostro paese della produzione di capi di abbigliamentonon più orientata alla quantità, ma alla qualità per il cliente e per l’ambiente.

Iacopo

24 anni, Bologna